La fede del popolo napoletano, molto spesso, si fonde con antiche credenze e superstizioni testimoniate, al giorno d’oggi, dall’antico ossario di Napoli, meglio conosciuto come Cimitero delle Fontanelle.
Situato in una caverna di tufo in prossimità del Rione Sanità, questo luogo mistico ha attraversato storie e leggende antiche che lo hanno reso uno dei posti più affascinanti e suggestivi del territorio partenopeo, preso d’assalto da numerosi turisti provenienti da ogni parte del mondo.
Molti sono i luoghi storici nascosti nei sotterranei di Napoli che racchiudono tutta una serie di misteri e segreti tramandati nel corso dei secoli e che, grazie alla passione dei napoletani e al legame che li unisce con la tradizione della propria terra, hanno dato modo di riscoprire un luogo simbolo di devozione e intrinseco di sacralità.
Storia e caratteristica del Cimitero delle Fontanelle
Il cimitero delle Fontanelle è diventato solo nel tempo un luogo di grande culto, profondamente amato dal popolo partenopeo e attorno al quale si concentrano storie di riti e leggende.
In origine questo ossario era utilizzato per scopi pratici, ovvero per seppellire le salme di quelle persone che non avevano modo di ricevere la pubblica sepoltura delle chiese.
Gli oltre 40 mila resti presenti in questo luogo, infatti, rappresentavano le vittime della peste del 1656 e del colera del 1836.
La cavità ha dimensioni davvero imponenti, stimate intorno ai 30.000 m³, e in quest’area si trovavano diverse cave di tufo che, prima di diventare luogo di sepoltura, avevano lo scopo di garantire il materiale necessario per costruire la città.
Si racconta che chi avesse la possibilità e i mezzi per garantirsi una degna sepoltura, veniva poi trafugato dai becchini e posizionato, a notte fonda, in una delle tante cave di tufo.
Fu in seguito a un’improvvisa inondazione che molti dei resti furono trascinati in superficie per poi essere successivamente ricomposti nelle grotte, costruendo un muro e un altare, poi consacrato ossario della città.
Nel corso dei secoli il Cimitero delle Fontanelle ha conosciuto lunghi periodi di totale abbandono; nel 2002 venne finalmente messo in sicurezza, riordinato e aperto al pubblico solo pochi giorni l’anno.
Dal 2010, invece, grazie agli abitanti del Rione Sanità, il comune ha deciso di riaprirlo e restituire al popolo napoletano un luogo che non ha mai smesso di affascinare.
Riti e leggende del Cimitero delle Fontanelle
La fama del Cimitero delle Fontanelle è data soprattutto dalle leggende che vi girano intorno e da un particolare rito, quello delle anime pezzentelle, ovvero delle persone dannate e dimenticate perché, appunto, pezzenti e povere.
Questo rito prevedeva l’adozione di un cranio, detto capuzzella, che si decideva di omaggiare in cambio di protezione.
Il culto secondo cui vi era un profondo legame tra vivi e morti ha rappresentato una profonda sacralità profana; l’usanza di omaggiare piccole statuette, resti o immagini di defunti, infatti, aveva una matrice pagana che, col tempo, è diventata parte radicante del culto partenopeo.
Fu soprattutto dopo le varie pestilenze che hanno profondamente scosso e intaccato la città di Napoli, che i sopravvissuti sentivano di dover omaggiare i defunti, ringraziandoli per essere scampati alla morte, decidendo così di espiare i peccati commessi in vita, venerando l’oltretomba.
Ancora oggi, il Cimitero delle Fontanelle conserva i segni del passaggio di centinaia di fedeli devoti alla propria capuzzella; sono stati rinvenuti, infatti, messaggi, suppliche e ornamenti che servivano a omaggiare i defunti dimenticati, nella speranza di ricevere in cambio protezione e cura.
Tra le storie che incuriosiscono di più i turisti che fanno visita al Cimitero delle Fontanelle c’è sicuramente la leggenda del Teschio del Capitano, il cui cranio è situato ormai da anni in una teca di vetro, per ripararlo dall’umidità e dagli agenti atmosferici.
Si narra che per il popolo napoletano questo capitano rappresentasse un’anima pia e buona, capace di mettersi in contatto con il mondo dei vivi per aiutare i fedeli a ritrovare la giusta via.
Alla sua figura, inoltre, è legata un’antica credenza secondo cui egli fu la causa della morte di due giovani sposi.
Secondo questa leggenda popolare, infatti, una giovane donna, prossima alle nozze, ogni giorno si recava presso il Cimitero delle Fontanelle per venerare il teschio del Capitano e il suo promesso sposo non riusciva a capire il perché di tanta devozione.
Un giorno decise di accompagnare di persona la sua amata, ma il suo vero scopo era quello di deridere questo personaggio; si narra, infatti, che il giovane gli andò a infilare un bastone nella cavità oculare e, con amara ironia, lo invitò a prendere parte alle sue nozze.
Secondo la leggenda, il giorno del matrimonio si presentò uno sconosciuto vestito da carabiniere per partecipare alle celebrazioni delle nozze e quindi lo sposo si avvicinò a lui per capire chi fosse; lo strano personaggio gli mostrò la sua vera identità, aprendo la giacca e mostrandogli le ossa, incolpandolo poi di averlo sbeffeggiato.
Alla vista dello scheletro entrambi gli sposi rimasero folgorati, si accasciarono al suolo e morirono; si dice che le loro ossa, ancora oggi, sono visibili all’ingresso del Cimitero, sotto la statua di Gaetano Barbati.